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Orologi

Una delle pietre che sono state incorporate nel muro dell’acquedotto romano riporta una celebre frase dello scrittore Herman Hesse: anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno.

Herman Hesse

Herman Hesse – Muro dell’acquedotto romano

Il tempo di Spello è scandito da tre orologi, che segnano l’ora giusta non soltanto due volte al giorno, installati su altrettanti importanti edifici pubblici: la Torre di Borgo, il campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore, il Palazzo Comunale.

Torre di Borgo - Particolare dell'orologio

Torre di Borgo – Particolare dell’orologio

Santa Maria Maggiore - Particolare dell'orologio

Santa Maria Maggiore – Particolare dell’orologio

Palazzo Comunale - Orologio della Comunità

Palazzo Comunale – Particolare dell’orologio

Orologio della Comunità (Falso il sole?)

L’orologio, la cui costruzione risale alla metà del XV secolo, è collocato al secondo piano del palazzo comunale, in asse con la fontana e la lunetta.  Di proprietà comunale, venne restaurato più volte nel corso dei secoli. Al suo funzionamento era addetto il moderatore degli orologi (Guida  turistica di Spello, pag.125).

Palazzo Comunale - Orologio della Comunità

Palazzo Comunale – Orologio della Comunità

Per una comunità del XV secolo esibire un orologio pubblico era un fatto di prestigio, ma le complesse macchine di allora per funzionare richiedevano controlli e regolazioni continui. Di conseguenza serviva l’opera di un bravo moderatore, ma questo personaggio non era facile da trovare perché il compito richiedeva competenze ancora poco diffuse.  Succedeva quindi che le ore della comunità non fossero sempre scandite con la dovuta accuratezza.

Con queste nuove tecnologie, meglio i buoni e vecchi strumenti deve aver pensato il costruttore della meridiana che si trova all’interno del chiostro di San Girolamo. Il sole di certo non dice il falso.

Chiostro di San Girolamo - Meridiana

Chiostro di San Girolamo – Meridiana

Il motto è ispirato da Virgilio: Solém quis dícere fálsum áudeat? Virgilio, Georgiche, I, 463